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Hindi Zahra @ Auditorium Flog, Firenze – 24 febbraio 2017

Scritto da il 12 Marzo 2017

Questa sera ho deciso di regalare un atto di amore a me stessa. E sono andata al concerto di Hindi Zahra.
Appena varco l’entrata della grande dancehall della Flog mi stupisco un po’ per l’età media: siamo attorno ai 35 anni, ma oltretutto anche io comincio ad avere una certa, solo che non ci si abitua mai. Per fortuna appena si abbassano le luci cominciano ad arrivare le forze giovani ed entusiaste che si accalcano sotto il palco, alle quali mi mescolo con grande gioia.
Hindi Zahra fa il suo ingresso in scena di nero vestita, con i suoi immancabili monili e il suo charme inconfondibile. E’ un attimo e subito scoppia una festa di allegria e spensieratezza grazie al suo sorriso e ai primi brani eseguiti, estratti da “Handmade”, primo album della cantautrice marocchina naturalizzata francese, il cui titolo molto racconta della sua realizzazione. “Oursoul” apre le danze con tutta la sua leggerezza, portandoci direttamente sulle coste del Mediterraneo in una notte d’estate. La voce di Hindi Zahra è accompagnata magistralmente da sei ottimi musicisti, che intessono melodie perfette e difficilmente etichettabili in quella che solitamente viene definita world music: c’è spazio per il soul, il jazz, le ballate tradizionali, il rock con punte grunge di grandissimo effetto, fino al jazz, al funk e allo ska. Al fianco di questa incredibile tavolozza armonica troviamo il cantato di Hindi che mescola sapientemente diversi registri stilistici e lingue, inglese, francese, berbero, italiano. E’ una musica senza confini quella che risuona all’Auditorium Flog, che per due ore coinvolge e trasporta un pubblico emozionato e partecipe nella kasbah di Marrakesh, sulle spiagge assolate della Sicilia, fra i cedri del Libano e fra le barche maltesi, tra spezie colorate dei bazar e nell’intimità delle piccole chiese bizantine delle isole greche, per giungere nel deserto di Tozeur, tra minareti e dromedari in carovana.

La dolcezza di Hindi Zahra ci accompagna per tutto il lungo viaggio, con momenti di profonda introspezione soprattutto grazie a una stupenda ballata egiziana per sola voce e chitarra e alle canzoni del suo secondo album del 2015, “Homeland”, concepito durante un ritiro nella sua terra natìa. Con “Cabo Verde” raggiungiamo uno dei momenti di maggiore intensità dello spettacolo, arricchito da una moroccan dance meravigliosa, in cui i capelli della cantautrice in stato di grazia disegnano geometrie nell’aria rapendo lo sguardo e il cuore.
Hindi Zahra e i suoi musicisti creano non solo uno spettacolo sonoro ma una vera e propria performance dove i protagonisti sono la musica d’autore, la danza e il messaggio di pace e inclusione da essi veicolato. Ci vorrebbero più concerti di Hindi Zahra nel mondo per abbattere molte delle barriere mentali in cui siamo intrappolati.

Il concerto si conclude con pubblico in visibilio, musicisti emozionati e la stupenda Hindi che ci invita a duettare sulle note di “One love” di Bob Marley, salutandoci con un “Ti amo!”, da lei lanciato dal palco verso il pubblico e Firenze tutta, che è uno dei ti amo più sinceri che abbia mai sentito. Lacrime, applausi, fine dello spettacolo. Si accendono le luci. Purtroppo.

Torno a casa leggera sui miei passi, e nonostante la pioggia e il forte grecale di questa notte mi sento stretta in un forte abbraccio che non ha frontiere, limiti e definizioni, perché non c’è nient’altro che mi preoccupi, perché, in fondo, sono già a casa.

Maria Elisa Alessi


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