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Green Day – 11 Gennaio 2017 @ Mandela Forum – Firenze

Scritto da il 13 Gennaio 2017

Seguo i Green Day da quando ero un bambino, per la precisione dal 1998 ed ho avuto la fortuna di vederli live 5 volte (stendiamo un velo pietoso sui due live italiani annullati a Imola nel 2010 e Bologna nel 2012), ma quello di Firenze è stato l’unico concerto per il quale non avevo nessun tipo di aspettativa e,onestamente, nemmeno molto entusiasmo.
Sarà che sono uscito da lavoro alle 17 passate per poi correre a Firenze, sarà che ero stanco, sarà che li avevo già visti e che, nonostante siano in assoluto il mio gruppo preferito, ero convinto avessero ben poco da potermi ancora offrire, sarà che i biglietti li avevo comprati mesi prima, tanto da dimenticarmi quasi del concerto…
Sta di fatto che mentre percorrevo i 30 km che dividono casa mia dal Mandela Forum non ho mai provato quella adrenalina tipica di un pre-concerto. Anzi, ero proprio moscio per dirla tutta.
Insomma, arriviamo al Forum, facciamo quella mezz’oretta di fila, ed entriamo nel palazzetto.
Uno dei tanti addetti ci indica dove siamo seduti e solo in quel momento realizzo che di sicuro sarà un concerto diverso dai precedenti 4. Perché? Beh, perché i precedenti me li sono fatti nel parterre sgomitando e pogando come un ossesso, mentre stavolta sono in tribuna, posto numerato e vicinissimo al palco. Questa però è l’unica novità momentaneamente, ancora non mi è salita l’adrenalina, il desiderio, la voglia, niente… ero spento, spento come un fiammifero che aveva già bruciato la capocchia.
Sono le 19:30 e sul palco salgono gli Helcattiani “The Interrupters”, direttamente da Los Angeles, California, come gli piace ricordare praticamente dopo ogni canzone. La particolarità di questa band, non voglio dire l’unica ma poco ci manca, è che i tre musicisti sono fratelli, vestiti e (non) pettinati uguali (rasati a zero). Oltre ai Bivona’s Brothers, la lead vocalist Aimee Allen. Inizia lo show e i quattro sfoggiano uno Ska-punk molto simile a mille gruppi che li hanno preceduti dai primi anni ’90, a partire dai Rancid (sono sotto contratto Hellcat , ricordate?) e la cantante sembra la copia carbone, vocalmente parlando, di Brody Dalle, cantante degli ormai ex Distillers ed ex moglie di Tim Armostrong (Fondatore della Hellcat, ricordate?).
Comunque sono 40 minuti circa che scorrono in maniera piacevole.
Arriviamo dunque alla fase di “sparecchiamento” del palco, parte bohemian rhapsody dei Queen e questo significa una sola cosa: sta per succedere!
Si spengono le luci.
Si accende l’occhio di bue.
Entra il coniglio rosa sulle note di blitzkrieg bop .
Ecco, questo è il momento esatto in cui realizzo dove sono e, soprattutto, perché ci sono.
Esce il coniglio, tirano giù il tendone nero che celava il palco nella sua interezza, ed entrano i Green Day sulle note de “Il buono, il brutto, il cattivo” di Morricone.

Punto.
Fine.

Il resto è energia, fuochi artificiali, scoppi assordanti, coinvolgimento emotivo e fisico e una precisione
chirurgica che scandisce ogni singola nota.
Parte tutto con cassa e rullante e un “ Firenzeeeeeee!!!! Do you know your enemy???????? ”
Da lì in Avanti due ore non-stop di puro intrattenimento in un ottovolante che oscillava tra brani storici e nuovi, da Christie road (Kerplunk 1992) a Bang Bang (Revolution Radio 2016), attraversando tutti e 26 gli anni di discografia della band.
Da segnalare:
– lo svenimento di una ragazzina 5 minuti prima che iniziasse lo spettacolo
– una ragazza invitata sul palco alla primissima canzone e fatta scendere con lo stage diving
– un gigante di oltre due metri che ha suonato Knowledge degli Operation Ivy e che a fine pezzo si è visto regalare la chitarra da Billie Joe
– il via-vai degli operatori sanitari che soccorrevano continuamente i giovani virgulti che non reggevano il colpo di un parterre, a dire il vero, molto meno complicato da reggere di quelli vissuti dal sottoscritto negli anni passati.
– un 65enne solo soletto accanto a me che ha cantato dal primo all’ultimo pezzo a squarciagola
– un padre con due figli 20enni che è stato seduto e fermo per tutta la durata del concerto ma che, quando ha sentito le paroline magiche “do you have the time to listen to me whine about nothing and everything all at once” si è alzato in piedi e si è scatenato molto più dei figli che aveva accanto.
– Teenagers con le lacrime mischiate a trentenni, quarantenni, cinquantenni e sessantenni, tutti con lo stesso sguardo e lo stesso sorriso stampato in faccia.
– Piero Pelù appoggiato ad un stipite di un ingresso laterale al palco con espressione impassibile per tutto il tempo
C’è veramente poco da aggiungere, io mi sono goduto il concerto come mai avevo fatto, complice l’ottima posizione, osservando con occhio e orecchio critico e non trovando onestamente niente da criticare. Un tiro che, a mio avviso, hanno solamente 3 o 4 band al mondo, un suono veramente limpido e chiaro e, naturalmente, la specialità della casa: suonare semplice come i Green Day riesce solo ai Green Day. Se siete musicisti e suonate in una band vi sfido a fare una loro cover, una canzone qualsiasi a vostra scelta, quella più semplice, e ad ottenere lo stesso risultato. Semplicemente Impossibile. Forse è proprio questa caratteristica che ha fatto sì che i Green Day diventassero la mia band preferita da quel lontano 1998:

Fare le cose semplici, ma come nessun’altro riuscirebbe a fare.

Il George

Di seguito la scaletta del concerto:

1 – Know Your Enemy
2 – Bang Bang
3 – Revolution Radio
4 – Holiday
5 – Letterbomb
6 – Boulevard of Broken Dreams
7 – Longview
8 – Youngblood
9 – Nice Guys Finish Last
10 – Hitchin' a Ride
11 – Christie Road
12 – Burnout
13 – When I Come Around
14 – Scattered
15 – Minority
16 – Waiting
17 – Are We the Waiting
18 – St. Jimmy
19 – Knowledge (Operation Ivy cover)
20 – Basket Case
21 – She
22 – King for a Day
23 – Shout / (I Can't Get No) Satisfaction / Hey Jude
24 – Still Breathing
25 – Forever Now
Bis:
26 – American Idiot
27 – Jesus of Suburbia
28 – Good Riddance (Time of Your Life)


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