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“Signori, in carrozza”. Il mondo visto da un’ altra prospettiva

Scritto da il 12 Ottobre 2015

 

AGLAIA: Si respira energia positiva, in Piazza della Vittoria, dove arrivo per prima. Iacopo Melio è raggiante. Esponenti di partiti e soggetti politici diversi, e spesso antagonisti, hanno collaborato per la riuscita di questa iniziativa. I fotografi scattano centinaia di foto, fra cui una dove sorrido -nella t-shirt di Orme Radio- con due indaffaratissime organizzatrici, Beatrice Cioni e Lisa Lavoratorini (ci diciamo che quella foto non comparirà mai; e infatti sarà così). Scopro amici e alunni vecchi e nuovi, e anche qualche montelupino. Il sole splende, e se di certo non viviamo nel migliore dei mondi possibili, almeno si cerca di migliorarlo, e non è poco. C’è talmente tanta gente che le sedie a rotelle non bastano, anche comprendendo quelle portate in più dalla Misericordia di Montelupo. Dovremo fare a turno a spingere e a stare seduti, sperimentando punti di vista molteplici. Orme Radio fa squadra: a me e Massimo Giannini si aggiungono Caterina Di Biase e Francesca Scappini.

A ricordarmi che ho promesso di mettermi a dieta, contribuisce la sedia a rotelle che mi assegnano: appena mi siedo, resto incastrata.  Faccio a scambio con Beatrice, minuta come una fatina. E il Giannini mi spinge, con un’energia da batterista (mentre in realtà a spingere sedie a rotelle si vedono soprattutto donne, di solito, avete notato…?), dapprima incurante degli scalini e delle caviglie altrui. Questa è la prima cosa che impariamo: la distanza di sicurezza, i tempi di frenata, le spinte per curvare. E la difficoltà di ricavare uno spazio che consenta non solo la deambulazione, ma uno spazio vitale dignitoso per chi è costretto su una sedia. Le biciclette allucchettate, i monumentali posacenere fuori dai locali notturni, i cartelloni pubblicitari dei negozi, vengono guardati da noi con occhi diversi. Camminando con le proprie gambe non si notano tante cose. Spingere un passeggino (specie uno “doppio”) già fu per me, a suo tempo, una bella lezione. Ma negli anni ho spinto sedie a rotelle di alunne costrettevi per sempre, e questo ha cambiato un po’ di più la mia prospettiva. Starci sopra è un passo in più.

MASSIMO:Il punto di vista da cui guardi il mondo è importante, direi essenziale. Se il mondo lo guardi da un loft di Beverly Hills, non è lo stesso mondo che vedi dalla finestra di una baracca di una favela di rio de Janeiro o dalla capanna di un villaggio nel cuore dell’Africa.

E anche se ti siedi su una sedia a rotella non vedi lo stesso mondo che vedevi un secondo prima quando stavi in piedi sulle tue gambe. Ma per nulla.

Ecco, la prima cosa che ho avvertito, forte, quando mi sono seduto su una delle sedie a rotelle della #skarrozzata di sabato ad Empoli, è stata proprio questa. Un senso, non dico di impotenza, ma sicuramente di grande limitazione ed inferiorità. Ti sembra che la gente ti sovrasti, che possa non accorgersi di te, che tu debba in qualche modo segnalare, se non proprio giustificare, la tua presenza fra loro. Ed io sapevo che potevo alzarmi da solo. Vi ripeto, anche il solo sedersi vi fa capire diverse cose. Alla difficoltà di affrontare e superare le barriere architettoniche ero un pochino preparato, anche se ovviamente non del tutto: l’esperienza di spingere un doppio passeggino con due bimbe dentro racconta già molto di come è fatta la nostra città (e soprattutto una parte dei suoi abitanti, purtroppo). Per dirne una, con un passeggino entri a fatica in quasi tutti i negozi del centro. Su una sedia a rotelle non entri praticamente in nessuno, neanche se ti spingono.

CATERINA: Arrivo in lieve ritardo e raggiungo i due colleghi di #OrmeRadio che si sono aggiudicati una carrozzina, grazie alla Misericordia di Montelupo.
Vengo subito fatta “asseggiolare” e, con Aglaia e Massimo alle mie spalle, tra il “nume tutelare” e il supporto per deambulare, prendo parte alla Skarrozzata.
Provo a muovermi in autonomia e spingere le ruote pare semplice se la strada è dritta e senza dislivelli.
Ovvio che non ho un mezzo “giusto”: la mia carrozzina è da trasporto ospedaliero e quindi non troppo adeguata.
Supero il timore di ogni popolare superstizione e comincio a vedere le cose dalla mia prospettiva. Capisco che non posso fare a meno dei miei “accompagnatori”, comincio a percepire la scomodità dello stare seduta, poi affianco il passeggino di due gemelline che hanno preso parte
a questa iniziativa ma con un mezzo che possono abbandonare quando vogliono e le saluto: loro si affacciano e, vedendomi alla loro stessa altezza, ricambiano con un sorriso, allegramente sorprese.
Mentre le piccole mi sorridono, Aglaia mi fa notare che le fioriere all’ingresso delle vetrine occupano parte del marciapiede e quindi dobbiamo “invadere” la pista ciclabile, al momento invasa da tutti noi, che siamo un gruppo imponente.
Proseguo il tragitto, poi faccio il cambio con Massimo, che entra nel giro d’Empoli spinto a tratti da me e da Aglaia, riconosciuto e salutato, e non potrebbe essere altrimenti (AGLAIA: sembra di spingere in sedia a rotelle l’equivalente empolese della Regina Vittoria!).
Poi la sosta lunga in piazza dei Leoni: vicino a noi, tra gli organizzatori, ma direi “forza propulsiva” della Skarrozzata, ecco arriva Manuela,  bellissima ragazza che “conosco” già grazie a Saverio Tommasi. Ovvero grazie alla storia raccontata da Saverio in uno dei suoi video su FanPage, questo: http://youtu.be/aytVeJ2Bsjk.
La saluto e le dico che so della sua storia, citando ovviamente Saverio Tommasi, e lei si mostra disponibile a due chiacchiere. Le chiedo aggiornamenti e notizie e, mentre ascolto, resto colpita ancora una volta dalla sua vitalità e dalla forza del suo sorriso. A fine conversazione le chiediamo una foto insieme e ci congediamo con i nostri “in bocca al lupo” per i suoi progetti.
MASSIMO:Un’altra cosa che mi ha colpito, è stata la faccia di chi mi salutava non sapendo, evidentemente, della manifestazione. Un misto di commiserazione, incredulità ed imbarazzo, come se ai loro occhi tu fossi diventato veramente un altro. E non migliore.

E queste sensazioni ti fanno sentire anche tuo malgrado e fuori dal politically correct, veramente e letteralmente handicappato. Provateci una volta, davvero. Fate due manovre da soli in piazza dei leoni e poi provate ad andare a prendere un caffè o a compare un paio di mutande.

Forse a qualcuno passerà la voglia di parcheggiare l’auto sul marciapiede o addirittura di far polemica sulla #skarrozzata e di conseguenza sul magnifico lavoro che Iacopo sta facendo.

Io sono stato contento di esserci , con le colleghe di ormeradio. E ci saremo anche alla prossima

CATERINA: il percorso prosegue fino a piazza della Vittoria, dove ci aspettano i saluti e ringraziamenti di Iacopo Melio, che ha portato la prima Skarrozzata in Toscana, con l’associazione Vorreiprendereiltreno e poi, appunto, i ragazzi emiliani della Skarrozzata, contenti che una iniziativa come questa sia condivisa più possibile.
Un pomeriggio diverso, dove aspetti banali che non notiamo da “normodotati”, sono le complicazioni quotidiane di chi “deve” vivere la carrozzina come una naturale protesi del proprio corpo.
E dove “mettersi nei panni di” dovrebbe prendere il posto al “mettersi su un piedistallo a giudicare”.
E quindi, arrivederci alla prossima Skarrozzata!

Aglaia Viviani, Massimo Giannini, Caterina Di Biase