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ClubToClub 2019: l’Avanguardia non si ferma

Written by on 6 Novembre 2019

Facciamo il bilancio di un’altra edizione trionfale del festival più internazionale d’Italia giunto alla sua 19esima edizione

Quante volte avete temuto per l’uscita del sequel di un vostro film o serie preferita? E, diciamoci la verità, sono davvero pochi i casi in cui il vol.2 è pari o meglio del precedente. Quest’anno il ClubToClub, festival avanguardistico di musica elettronica che si tiene ogni novembre a Torino da ben 19 anni, era chiamato a questo duro compito: col suo “La Luce al Buio season 2” non doveva far rimpiangere quella Season 1 del 2018 che aveva visto il trionfo totale, quasi monopolista, di un Aphex Twin mastodontico a chiudere un’edizione straordinaria per numeri, bellezza e proposta musicale.

Il 2018 è stata una conferma del lavoro fatto dall’organizzazione di questa rassegna per far evolvere quella che era nato come una serie di (dj) set in giro per piccoli locali di Torino fino alla creatura poliforme che è adesso. Ed eccoci al 2019, con la scommessa coraggiosa di dare un seguito all’anno del trionfo. Beh, operazione riuscita! L’edizione del 2019 ha definitivamente consacrato il ClubToClub come, e senza ombra di dubbio, il miglior festival musicale Italiano, sicuramente uno dei migliori in Europa. Anche quest’anno, infatti, la presenza di non-italiani venuti a posta per il festival era molto nutrita ed è anche questo uno dei grandi meriti del C2C: in anni in cui in Italia organizzare eventi, promuoverli e riempirli di gente è sempre più una sfida, il ClubToClub riesce addirittura a portare un turismo musical-consapevole, intelligente e rispettoso nel nostro bel paese. Chapeau!

Ma andiamo con ordine: la formula ormai è quella vincente di sempre, i due giorni principali, Venerdì e Sabato alla fiera Lingotto, corredati di una serie di eventi pre, e qualcosa post, in altre location di Torino. Quest’anno il pre è stato affidato a due “pezzi grossi” dell’avant-pop internazionale: Martedì 30 Ottobre alle Officine Grandi Riparazioni si è esibito il grime-rapper di Northampton SLOWTHAI mentre il 31 sempre alle OGR è stata la volta di Holly Herndon a presentare PROTO, vera e propria opera polifonica digitale volta all’umanizzazione delle Intelligenze Artificiali.

Il piatto forte al Lingotto è stato consumato in un trionfo di luci, vere e proprie protagoniste di questa edizione (degni di nota i fasci laser che addobbavano il corridoio di collegamento tra gli stage), su due palchi allestiti con occhio estetico e gusto sopraffino sui quali si sono alternate performance di un’intensità unica: James Blake, con la sua voce delicata ma capace anche di far ballare, Flume vero e proprio mattatore di quest’edizione, sicuramente il più atteso dato che non si ha memoria di passaggi sul suolo Italiano del producer Australiano, non ha deluso le aspettative regalandoci un set travolgente per una folla in delirio che si muoveva all’unisono. Così come Flume, molto attesi erano anche i Chromatics, non solo per il disco uscito dopo ben sette anni di silenzio, ma anche per godere della carica synth-pop di Johnny Jewel e Co. Divertenti ed emozionanti, specie per i nostalgici come noi. E che dire di Floating Points? Live da manuale, potentissimo, festaiolo ma senza trascurare l’eco jazz delle sue articolate composizioni. Sorpresa infine per il dj set di Romy degli XX che, citando un mio Amico, “ci ha fatto divertire facendoci ascoltare la musica che le piace”, con la maglia regalatale da Dybala (ormai lo sappiamo, il C2C tifa Juve).

Ma le vere soprese sono arrivate dallo stage (se così si può definire) secondario: se sui Battles, pure in due, non avevamo alcun dubbio circa la straordinaria cifra stilistica, grande curiosità c’era per quei Black Midi che dal sottosuolo Londinese hanno ribaltato ogni preconcetto legato all’inquadramento di genere musicale. Ebbene sono loro i “vincitori” di questa edizione: decisamente il live più emozionante, potente, particolarmente ricercato nel caos ordinato di chitarre e batterie destrutturate, echi noise di Johnny Grenwood e Mark E. Smith per una performance da veri fuoriclasse. Nessun deluso in sala, anzi, ognuno con la certezza che questi 4 ragazzini saranno il futuro rumoroso della musica underground. Spettacoli devastanti anche quelli di Sophie, coi sui beat acidi e laser psichedelici, e del guru Shabaka Hutchings con un delle sue creature jazz-futuristiche più belle, i Comet is Coming appunto. Ma questo piccolo stage è stato anche il folk-soul leggiadro di una giovanissima Kelsey Lu così come il rilassante tropical pop cantautoriale di un tenerissimo Helado Negro.

Ecco, questo è ClubToClub: un’esperienza che trascende il genere musicale ma che non transige sulla qualità della proposta. Un esempio di integrazione e fluidità tra esperienze musicali diverse, arte e tecnologia che si riflettono su un pubblico sempre più entusiasta di confrontarsi con mondi diversi da quello abituale, felice di uscire dalla propria comfort zone per addentrarsi in territori musicali inesplorati guidati dalla sapiente mano dell’organizzazione.

L’anno prossimo sarà il ventennale e già trepidiamo per quanto ci aspetterà.

 

Francesco Marinelli