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Jersey Vice: puntata “pilota” il 25 novembre Alessio Giorgetta
Il 2025 è stato un anno inquieto, nervoso, spesso spigoloso, attraversato da tensioni continue: conflitti normalizzati, linguaggi pubblici sempre più violenti, polarizzazioni che hanno smesso di sorprendere. Un anno in cui la musica ha smesso di cercare riparo e ha ricominciato a esporsi, a graffiare, a prendere posizione. Molti degli album più significativi usciti negli ultimi dodici mesi sembrano muoversi lungo una stessa traiettoria: meno comfort, più attrito; meno nostalgia, più urgenza. È una musica che chiede attenzione, che non sempre consola, ma che quasi sempre lascia il segno.
In questo clima, la musica più interessante non ha cercato di spiegare il mondo, né tantomeno di pacificarlo. Ha scelto piuttosto di registrarne le scosse, di amplificarne i cortocircuiti, di restituire disagio invece che risposte. Che si tratti di rabbia esplicita, di alienazione urbana, di ironia corrosiva o di introspezione ferita, questi dischi parlano un linguaggio inevitabilmente politico. Perché politico, oggi, è scegliere di essere ruvidi, instabili, non concilianti. È rimettere il corpo al centro, accettare il conflitto, suonare come se qualcosa fosse davvero in gioco.
Molti degli album più significativi hanno riportato al centro le band, intese come organismi vivi e imperfetti. Gruppi che suonano davvero insieme, che accettano il rischio dell’errore, che piegano le strutture invece di levigarle. Dal ritorno fisico e travolgente dei Turnstile alla tensione performativa dei Model/Actriz, passando per il post-punk che implode dei Preoccupations e le nuove mutazioni art-rock di Squid e Black Country, New Road, il 2025 ha rimesso al centro l’idea di gruppo come laboratorio creativo e umano.
I Turnstile, con NEVER ENOUGH, ampliano ulteriormente il loro linguaggio hardcore senza perdere impatto emotivo, mentre i Geese spingono il loro caos controllato verso territori sempre più instabili con Getting Killed. I Maruja firmano uno dei dischi più politici e viscerali dell’anno: Pain to Power è un’esplosione di jazz, noise e rabbia urbana che fotografa perfettamente il clima del presente. Anche i Deftones, con private music, scelgono una strada più intima e notturna, lavorando per sottrazione e profondità.
C’è spazio per una nuova ondata di oscurità elegante e disturbante: Glutton for Punishment degli Heartworms è un debutto di grande controllo emotivo, mentre Blindness dei The Murder Capital conferma una band che continua a scavare nelle crepe, senza compromessi. I Just Mustard, con WE WERE JUST HERE, proseguono il loro percorso ipnotico e alienante, sospeso tra shoegaze, industrial e incubo.
Il 2025 è stato anche un anno di reinvenzioni riuscite. Gli Stereolab tornano con Instant Holograms On Metal Films, aggiornando il loro lessico kraut-pop senza trasformarlo in esercizio nostalgico. I Viagra Boys spogliano ulteriormente la loro satira con viagr aboys, mentre Blood Orange, con Essex Honey, sceglie una scrittura più intima, soul e profondamente autobiografica. Little Simz, con Lotus, firma uno dei suoi lavori più maturi e consapevoli, confermandosi una delle voci più autorevoli della sua generazione.
Non mancano le sorprese laterali e oblique: l’art-rock microtonale dei bdrmm, il pop storto e disfunzionale degli Sorry, l’energia DIY dei Lifeguard, l’elettronica scomposta e ironica degli HONESTY. I Water From Your Eyes continuano a smontare l’indie rock dall’interno con It’s a Beautiful Place, mentre i clipping., con Dead Channel Sky, spingono il rap sperimentale verso territori sempre più cinematici e ostili.
Chiudiamo con due perle molto diverse ma complementari: Five Eggs dei Dumbo Gets Mad, una delle realtà più solide e riconoscibili della scena italiana, qui alle prese con un disco luminoso e psichedelico che ne conferma l’identità unica, e Worldwide degli Snõõper, perfetto esempio di come il punk possa ancora essere diretto, nervoso e necessario.
Questi 25 album non raccontano il 2025 in modo ordinato. Lo attraversano. Lo contraddicono. A volte lo esasperano. Ed è proprio per questo che restano.
Turnstile – NEVER ENOUGH (Roadrunner Records)
Geese – Getting Killed (Partisan / Play It Again Sam)
Maruja – Pain to Power (Music for Nations)
Deftones – private music (Reprise / Warner Records)
Heartworms – Glutton for Punishment (Speedy Wunderground)
Black Country, New Road – Forever Howlong (Ninja Tune)
Tropical Fuck Storm – Fairyland Codex (Joyful Noise Recordings)
bdrmm – Microtonic (Rock Action Records)
HONESTY – U R HERE (Partisan Records)
Model/Actriz – Pirouette (4AD)
Just Mustard – WE WERE JUST HERE (Partisan Records)
The Murder Capital – Blindness (Human Season / Transgressive)
Sorry – Cosplay (Because Music)
Blood Orange – Essex Honey (Domino Recording Co)
Stereolab – Instant Holograms On Metal Films (Duophonic UHF Disks / Warp Records)
Viagra Boys – viagr aboys (YEAR0001)
Scott McMicken and THE EVER‑EXPANDING – New Purple Dress (Yep Roc Records)
Squid – Cowards (Warp Records)
Preoccupations – Ill at Ease (Constellation Records)
Water From Your Eyes – It’s a Beautiful Place (Fat Possum Records)
Lifeguard – Ripped and Torn (Happenin Records)
Little Simz – Lotus (Self-released / AWAL)
Dumbo Gets Mad – Five Eggs (La Tempesta International)
Snõõper – Worldwide (Third Man Records)
clipping. – Dead Channel Sky (Sub Pop)
Scritto da: Francesco Marinelli
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