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Dracula &co.

today15 Gennaio 2026 19

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Denti aguzzi, occhi penetranti, carnagione pallida, bellezza di un altro mondo e un peculiare accento rumeno: risponde a queste caratteristiche l’identikit perfetto del conte Dracula, una  figura ai limiti tra la Storia e la leggenda, tra verità e incubi infantili, che è penetrata a gamba tesa nella cultura romantica Occidentale, ispirando centinaia di scrittori, registi e artisti per secoli.

RADICI STORICHE

Qualsiasi fonte che si possa consultare riguardo alle origini mitiche del nostro Seduttore centenario rimanda alle vicende sanguinose legate a Vlad Draculea, vissuto nel XV secolo in Romania, specificatamente nella nota regione della Transilvania.

Il celebre nome Dracula deriva, in realtà, da un’ambiguità linguistica, non da un’immediata associazione con il male. Infatti, il padre del famoso personaggio, il principe valacco Vlad II, ricevette l’appellativo di Dracul dopo essere stato ammesso nel 1428 nell’Ordine del Drago (drac in ungherese), un’organizzazione cavalleresca istituita dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo. Di conseguenza, il figlio, il futuro Conte, fu chiamato Vlad Draculea, che significa semplicemente “figlio di Dracul”. Il problema sorse in quanto nella lingua rumena dell’epoca, la parola “dracul” non si riferiva al drago, ma al diavolo. Questo equivoco fece sì che Vlad II e  suo figlio, fossero percepiti come “il figlio del diavolo” nella cultura popolare dell’epoca, trascinando questo equivoco ai giorni Nostri

Questo soprannome sfortunato non fece altro che alimentare le leggende preesistenti sulla crudeltà e la ferocia di Vlad III. Le cronache del tempo lo descrivevano come un principe che godeva di esecuzioni lente e orribili, con racconti macabri secondo i quali era solito bere o inzuppare il pane nel sangue delle sue vittime durante i pasti.

La sua crudeltà, in particolare l’uso del supplizio dell’impalamento, gli valse un altro, più preciso, soprannome a partire dal XVI secolo: Vlad Țepeș, ovvero Vlad l’Impalatore. Si stima che durante i suoi brevi regni (sette anni in totale) abbia causato la morte di circa 100.000 persone, in gran parte tramite questa atroce tortura.

 

What was Dracula really like? 550-year-old clue to life of Vlad the Impaler emerges | Bram Stoker | The Guardian
Ritratto di Vlad III (c. 1560) nel castello di Ambras, presumibilmente una copia di un originale realizzato durante la sua vita

L’iconica ed estremamente turistica tana di questo personaggio così controverso è locata nel castello del piccolo villaggio rumeno di Bran, nel distretto di Brasov(sud- est della Romania), ancora oggi visitabile, attraendo innumerevoli di turisti da tutto il mondo.

L’origine della fortezza risale al 1211, quando Andrea II d’Ungheria la assegnò ai Cavalieri Teutonici come punto strategico. Inizialmente in legno, fu abbandonata nel 1226.

La costruzione in pietra iniziò nel 1377 (autorizzata da Luigi I d’Angiò-Valois) e fu completata nel 1388, servendo come importante baluardo del Regno d’Ungheria contro l’espansione ottomana. Nel 1407 fu donata a Mircea I di Valacchia.

Nel 1448 il castello ospitò per un periodo il nostro Vlad III di Valacchia, che nel 1459 attaccò la vicina città di Brașov per dispute fiscali e politiche. Dopo la sua morte, il castello cadde in disuso e fu acquistato dai Sassoni nel 1498, passando poi ai principi di Transilvania.

Dopo vari passaggi di proprietà e rinnovamenti (1723, 1863), il castello divenne sede amministrativa. Dal 1888 restò disabitato per circa trent’anni.

La sua rinascita avvenne nel 1920, quando, dopo l’unione della Transilvania alla Romania, divenne una residenza estiva della famiglia reale rumena, in particolare della Regina Maria e della figlia, la Principessa Ileana.

Nel 1948 il castello fu nazionalizzato dal regime comunista e trasformato in un museo. Infine, il 1° giugno 2009, dopo lunghe trattative, l’intera proprietà è stata restituita agli eredi della famiglia reale

Castello di Bran

RADICI MITICHE

L’entrata in scena nella cultura popolare di un essere oscuro, succhiasangue, rapitore di Vita, un pipistrello antropomorfo non inizia decisamente con il Dracula di Bram Stoker (1897) di cui parleremo tra poco, ma attecchisce le sue radici su terre lontane e tempi antichi.

Per i Babilonesi i vampiri erano gli Ekimmu, spiriti dei morti errabondi; per la tradizione ebraica si incarna in Lilith, demone della notte, nonché prima moglie di Adamo, che terrorizzava le madri rapendo i bambini e succhiando la forza vitale; a Roma brancolano nel buio le Strigi, costantemente accompagnate da grida e lamenti e la Grecia classica è infestata da Arpie e così via.

Di più recente ispirazione si innesta la cronaca sanguinaria della “contessa Dracula” Erzsébet Báthory, figlia di uno dei casati ungheresi nobili più in risalto nella Transilvania del XVII secolo.Dopo un’infanzia sfarzosa e acculturata, ad 11 anni Erzsèbet viene data in sposa ad un cugino lontano 5 anni più grande di lei. La convivenza tra i due viene messa a dura prova da una gravidanza della Nostra con un servo del castello, fatto prontamente castrare.

Sfortunatamente, alla misteriosa morte del marito, conosciuto anche come Cavaliere Nero per i meriti in guerra, il piccolo animo sadomaso della vedova ha libero sfogo: si vocifera che abbia torturato ed ucciso fino a 640 vittime Il processo non si fece aspettare, specialmente dopo le verosimili accuse di stregoneria, ma si rifiutò immovibilmente di partecipare. Vennero così chiamati consiglieri, serve e funzionari che la circondavano, aprendo le porte ad una terribile verità: il loro compito sarebbe stato di reclutare giovani serve da far vivere nel castello, per poi essere brutalmente torturate, uccise e sfruttate per il loro sangue, col quale Erzsebet avrebbe fatto bagni per ripristinare la sua giovinezza.

Come possiamo attestare, Dracula non rappresenta un caso isolato nell’immaginario comune, ma qualità lunari, mistiche e oscure hanno le loro fondamenta su basi antiche basi folkloristiche. Bram Stoker ha avuto il merito di cogliere questo fil rouge che connette le paure più recondite del subconscio collettivo. Il buio, il terrore per un nemico invisibile, il contrasto con i simboli religiosi, creature soprannaturali che trascendono l’umanità hanno da sempre fatto da Musa a incalcolabili artisti e appassionato milioni di lettori.

FAMA E CULTURA

Ma come ha fatto questo simpatico, tenebroso e sadico vampiro a diventare un divo del Cinema dei nostri Tempi? Sicuramente il fascino macabro e sinistro è una via facile per insinuarsi nei sogni più bagnati di dame e signori alla stessa misura, ma quale ruolo hanno avuto nel concreto le varie trasposizioni artistiche che hanno messo su uno spotlight Dracula?

Vediamole in ordine cronologico:

Nonostante esistano migliaia di libri sui vampiri, queste sono le opere chiave legate specificamente alla figura di Dracula o che ne espandono direttamente la mitologia.

• 1897 – Dracula (Bram Stoker): Il romanzo epistolare originale che ha dato inizio a tutto.

• 1914 – L’ospite di Dracula (Bram Stoker): Pubblicato postumo dalla vedova di Stoker. È un racconto breve (probabilmente un capitolo scartato del romanzo originale) che narra un episodio avvenuto a Jonathan Harker prima di arrivare al castello.

• 1975 – The Dracula Tape (Fred Saberhagen): Una ri-narrazione della storia originale dal punto di vista di Dracula (inedito in molte bibliografie italiane, ma fondamentale per aver reso il vampiro più “umano”).

• 1992 – Anno Dracula (Kim Newman): Un celebre romanzo ucronico in cui Van Helsing fallì e Dracula sposò la Regina Vittoria, governando l’Inghilterra.

• 2005 – Il Discepolo (The Historian) (Elizabeth Kostova): Un best-seller mondiale che intreccia la ricerca storica su Vlad l’Impalatore con la leggenda del vampiro.

• 2009 – Undead – Gli Immortali (Dacre Stoker & Ian Holt): Sequel “ufficiale” approvato dagli eredi di Stoker, basato sugli appunti originali di Bram.

• 2018 – Dracul (Dacre Stoker & J.D. Barker): Un prequel autorizzato che racconta la giovinezza di Bram Stoker e il suo primo incontro con il male

Le pellicole cinematografiche hanno ampliato esponenzialmente il successo, cristallinizzandolo definitivamente come personaggio culturale, vediamo la sua carriera nel corso degli anni:

L’Era del Muto

• 1922 – Nosferatu il vampiro (F.W. Murnau): Il capolavoro dell’espressionismo tedesco. Max Schreck interpreta il “Conte Orlok”. Essendo un adattamento non autorizzato, cambiarono i nomi per evitare cause legali (che persero comunque).

• 1931 – Dracula (Tod Browning): Il film che ha definito l’immagine classica del vampiro (mantello, eleganza) grazie a Bela Lugosi.

• Curiosità: Nello stesso anno fu girata contemporaneamente una versione in spagnolo (regia di George Melford) sugli stessi set, spesso considerata tecnicamente superiore.

• 1936 – La figlia di Dracula: Sequel diretto del film del 1931.

• 1943 – Il figlio di Dracula: Con Lon Chaney Jr. nel ruolo del Conte.

• 1948 – Il cervello di Frankenstein: Commedia horror dove Bela Lugosi torna a interpretare Dracula per l’ultima volta ufficialmente.

L’Era Hammer (Il vampiro a colori e sanguinario)

La casa di produzione inglese Hammer rilancia il mito con Christopher Lee (Dracula) e Peter Cushing (Van Helsing).

• 1958 – Dracula il vampiro (Terence Fisher): Il primo a mostrare il sangue rosso vivo e i canini retrattili.

• 1960 – Le spose di Dracula: Dracula non appare (c’è un discepolo), ma torna Van Helsing.

• 1966 – Dracula, principe delle tenebre: Il ritorno di Christopher Lee (che qui non pronuncia nemmeno una battuta).

• (Seguono altri 5 sequel con Lee fino al 1973, tra cui “Le amanti di Dracula” e “1972: Dracula colpisce ancora!”)

Gli Anni ’70

1970 – Il conte Dracula (Jesus Franco): Un tentativo di adattamento fedelissimo al romanzo, sempre con Christopher Lee (che qui, per la prima volta, ringiovanisce bevendo sangue come nel libro).

• 1974 – Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!! (Paul Morrissey): Versione prodotta da Andy Warhol, mix di horror e satira.

• 1979 – Nosferatu, il principe della notte (Werner Herzog): Remake colto e malinconico del film del 1922, con Klaus Kinski.

• 1979 – Dracula (John Badham): Con Frank Langella. Un Dracula affascinante e tragico, che punta tutto sul sex appeal.

L’Era Moderna (Il ritorno alle origini e i blockbuster)

• 1992 – Dracula di Bram Stoker (Francis Ford Coppola): L’adattamento più sontuoso. Gary Oldman è un Dracula proteiforme in una storia d’amore eterna con Mina.

• 1995 – Dracula morto e contento (Mel Brooks): La parodia definitiva con Leslie Nielsen.

• 2000 – Dracula’s Legacy – Il fascino del male (Patrick Lussier): Dracula (Gerard Butler) si risveglia nel 2000; si scopre che le sue origini sono bibliche (Giuda Iscariota).

• 2000 – L’ombra del vampiro: Film metacinematografico che immagina che l’attore del Nosferatu del 1922 fosse un vero vampiro.

• 2004 – Van Helsing (Stephen Sommers): Un Dracula in stile “eroe d’azione” contro Hugh Jackman.

L’Era Contemporanea

2012 – Dracula 3D (Dario Argento): Una versione italiana discussa, con Thomas Kretschmann.

• 2014 – Dracula Untold: Una “origin story” che mescola la storia di Vlad l’Impalatore con il fantasy, trasformandolo in un supereroe oscuro.

• 2020 – Dracula (Miniserie BBC/Netflix): Creata dagli autori di Sherlock, con Claes Bang. Una rivisitazione moderna e spiazzante.

• 2023 – Renfield: Commedia horror/action con Nicolas Cage nel ruolo di un Dracula narcisista.

• 2023 – Demeter – Il risveglio di Dracula: Horror puro ambientato interamente sulla nave che porta Dracula a Londra (tratto da un singolo capitolo del libro).

• 2024 – Nosferatu (Robert Eggers): Il remake gotico e oscuro del classico del 1922, con Bill Skarsgård.

A causa di questioni legali, Murnau fu a un passo dal non realizzare uno dei film più iconici ed influenti del cinema horror. Infatti, allo scopo di aggirare questi vincoli autoriali, adottò dei piccoli cambiamenti all’opera originale, come la metamorfosi del conte Dracula nell conte Orlok e il trasferimento dalla capitale inglese ad una piccola cittadina tedesca, ma la trama rimase sostanzialmente la stessa e le variazioni apportate si rivelarono inutili.

La vedova di Bram Stoker ed erede dei diritti del romanzo “Dracula”, Florence Balcombe, avviò una causa legale contro la casa di produzione cinematografica, la Prana Film, per l’adattamento non autorizzato dell’opera, vincendo.

La Casa di produzione Prana Film dichiarò bancarotta pur di schivare il pagamento dei danni, abbandonando il progetto e rendendo Nosferatu una produzione indipendente.

NOSFERATU VS DRACULA

Come abbiamo constato, questi lontani cugini hanno formalmente una biografia identica, se non fosse che le loro carriere teatrali percorrono strade diverse, con il merito di Nosferatu di aver aperto le danze al grande schermo. Nonostante la quasi perfetta iniziale coincidenza dei due personaggi, nel corso degli anni si sono andati delineando i confini e stilemi del conte Orlok, assimilando le influenze dei diversi registi che lo hanno trattato, tracciando una linea ben definita col suo predecessore.

Se Dracula è un nobile carismatico e dall’aspetto magnetico e umano, Orlok ha conformazioni animalesche e grottesche con lunghi artigli e incisivi anteriori, orecchie a punta occhi scavati completamente disumane; se uno rappresenta il seduttore oscuro, il piacere proibito, l’altro incarna la paura ancestrale, la pestilenza, fobie e malattie; se il primo si fa strada tra le sue vittime con la galanterie e un approccio subdolo, il secondo contagia e infesta la cittadina di Wisborg, portando con sé Peste e ratti.

Ci accorgiamo delle profonde differenze stilistiche che stanno alla base di questa dicotomia, per quanto possa apparire da principio inesistente. Fortunatamente Murnau ha reso Nosferatu vulnerabile ai raggi solari, introducendo per la prima volta nella mitologia vampiresca questo clichè, giacché Dracula viene solo indebolito da quest’ultima, ricevendo il colpo fatale da un palo di legno al cuore.

La singolarità che contraddistingue Nosferatu, a mio parere, sono le dinamiche che circoscrivono l’ultimo atto di questo mostro, l’unico modo col quale possa essere esorcizzato da questa Terra.

L’aspetto del bestiale non gli sottrae, o non gli impedisce, di dare sfogo alla propria sessualità, ma, anzi, adempie ad uno scopo ancora più centrale che nella storia di Dracula: la piaga portata nella vita dei personaggi potrà essere scongiurata solo ed esclusivamente tramite il sacrificio della vergine Ellen(Mina),  che dovrà intrattenere il simbolo del male fino al sorgere del Sole.

Ciò che più mi affascina di questo risvolto degli eventi è il ruolo sacrificale e di speranza che si sobbarca la protagonista femminile, pronta a dare la vita, pronta ad essere violata pur di salvare l’umanità.

E’ un potentissimo simbolo della forza e altruismo femminile, una scelta volontaria, un rimando alla trasformazione spirituale che richiede la perdita di qualcosa, per essere poi purificata dalla sacralità del Sole. Ma c’è di più, uno strato più profondo che ci viene donato da Robert Eggers nell’ultimo adattamento, uscito nel 2025. Qui, viene esplorata una nuova prospettiva dei sentimenti di Ellen, dando nuova luce al suo personaggio. L’eroina non viene più percepita come una vittima sacrificale, un capro espiatorio ma la protagonista della favola.

Scritto da: admin

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