#UNEXPECTED: Primavera Sound did it again

#UNEXPECTED: Primavera Sound did it again

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venerdì, 09 giugno 2017
Eventi

Si, è vero, ci abbiamo messo un po’ a scrivere questo articolo, questo piccolo ma intenso reportage. Ma tornare dal Primavera Sound Festival non è cosa semplice. C’è innanzi tutto da tirare il fiato, è un Festival impegnativo, sicuramente più di tutti gli altri, e i 65 Km fatti in 4 giorni ne sono testimonianza (vedi #PrimaveraFit by Orme Radio). In più la grande e vera difficoltà sta nel riprendersi psicologicamente, nell’accettare che dovrai aspettare un anno prima di rivivere quel guazzabuglio di emozioni che solo chi vi ha partecipato almeno una volta può capire. E dire che quest’anno le premesse non erano così promettenti: la Line Up, annunciata in un sol colpo senza nessun giochetto o “trollata” da parte di quel gran genio di Gabi Ruiz & Co. come per gli altri anni, non si presentava così altisonante come quella dell’anno precedente dove i grandi nomi (Radiohead, Pj Harvey, LCD Soundsystem …) avevano fatto andare sold-out gli abbonamenti in un batter d’occhio. In più la (quasi) improvvisa rinuncia di uno dei più attesi headliner, Frank Ocean, arrivata ufficialmente una settimana prima dell’inizio del festival aveva gettato sconforto un po’ su tutti con tanto di polemichetta sul “sostituto” (Jamie XX).

E invece…invece è successo che il Primavera Sound è riuscito a stupirci anche quest’anno. Inaspettatamente? Si, inaspettatamente. Ed è proprio questa la parola chiave: inaspettato, anzi, #UNEXPECTED. Inaspettata è stata la reazione del pubblico a quella che si è rivelata come una delle edizioni più eterogenee ed estroverse dal punto di vista musicale mai viste: la presenza tra gli headliner di grandi nomi del metal, ad esempio (Slayer, Gojira, Converge…), ha fatto avvicinare e ricredere tutta una fascia di fruitori che questo festival lo avevano sempre etichettato e snobbato per troppo “hypsterismo”. Mai edizione fu più inclusiva! UNEXPECTED come gli show a sorpresa annunciati tramite l’App ufficiale solo pochi minuti prima dell’inzio. E che show: Giovedì gli Arcade Fire, padroni assoluti di quest’ultima edizione, al tramonto su un palchetto in cui il pubblico assisteva da tutti e 4 i lati, hanno regalato ai pochi fortunati fan che son riusciti ad entrare (io tra quelli!) l’anteprima mondiale di due brani dal nuovo disco in uscita il 28 Luglio di cui uno, “Everything Now”, pubblicato come singolo il giorno dopo su tutti i canali ufficiali della band Canadese.

Il giorno dopo poi la sorpresa ce l’hanno fatta niente popò di meno che i Mogwai che sul palco Bacardi Live in zona beach hanno eseguito per la prima volta e tutto intero il nuovo disco in uscita ad Ottobre, un disco straordinariamente aggressivo, solido e con molti pezzi cantati, quantomai insolito per gli eroi scozzesi del post-rock.

L’ultimo inaspettato live ce lo hanno regalato l’ultimo giorno le sorelle Haim sul Ray Ban stage, probabilmente il palco simbolo del Primavera Sound, dove anche loro hanno eseguito brani del loro disco nuovo “Something to Tell You” in arrivo il 7 Luglio.

Inaspettata è stata la straordinaria performance, per esempio, di Jamie XX che ci stupisce tutti e zittisce le polemiche sul suo ruolo da “panchinaro” di Frenk Ocean, quest’ultimo sbeffeggiato un po’ da tutti – Run the Jewels [ndr.] – , iniziando il suo set con “White Ferrari” agganciata magistralmente con quel Good Times al famoso pezzo di “In Colour” passando per Tullio de Piscopo per chiudere con un incredibile mash-up tra i due singoloni “Gosh” e “Nikes” come solo chi la sa lunga in fatto di musica per bottoni sa fare. Frenk Ocean dimenticato. Capitolo chiuso. Si potrebbe parlare a lungo delle incredibili perfomances che abbiamo visto, da Aphex Twin che fa ballare a tutto il pubblico del Main Stage il campionamento del suono di una BMW che si apre ai King Gizzard and the Lizard Wizard che hanno letteralmente incendiato il pubblico con la loro Flyng Banana passando per Mac DeMarco che invece ha incendiato letteralmente se stesso nudo sul palco con un accendino. Dobbiamo spendere necessariamente solo belle parole per i talenti nostrani, WRONGONYOU, Shijo X, Persian Pelican scelti per rappresentare l’Italia al Primavera Pro che ci hanno resi orgogliosi e confidenti che anche da noi qualcosa di buono si muove. Parole che ormai si sprecano per l’altro grande talento di casa nostra, IOSONOUNCANE, che ha fatto cantare Stormi a mezza Barcellona.

Ciò che non stupisce più invece del Primavera Sound sono i numeri, non tanto le 200mila persone da tutto il mondo che hanno preso parte – anche quest’anno –  alla kermesse, non tanto il numero dei palchi in costante crescita, quanto le 0 risse, 0 strafatti portati via in barella, 0 disorganizzazione, 0 fila per i bagni o per prendere una birra. E’ questo che ormai non ci sorprende più arrivati ormai a qualche annetto d’esperienza: non ci sorprende più il sorprenderci ogni anno nuovamente.

 

 

 

¡hasta luego! Primavera Sound, ci vediamo tra un anno

Francesco Marinelli

 

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